I colori dell’anima – Modigliani

Eravamo rimasti a Montparnasse 19di Jacques Becker e con Gerard Philipe, da allora un “Modi”, inedito in Italia, ed ora questo inenarrabile I colori dell’anima – Modigliani. È una pellicola che crea disagio, tra luci ed ombre, impressioni geniali e cadute rovinose nell’agiografia e nella convenzione narrativa. Ma di certo il regista Mick Davis merita l’onore delle armi. C’è, nel percorso finale dell’esistenza del nostro grande pittore, una notevole sensibilità registica. Davis con ben assestati colpi di pennello (!) mostra impietosamente la Parigi del primo ventennio del secolo scorso, con la fotografia e le scenografie che ricordano i dagherrotipi, quelle stampe un po’ bruciate che riconducono al passato con un velo di malinconia, che nel film abbonda rendendolo talora intollerabile. Quanto agli “artisti maledetti” il cinema ne ha mostrati quanti bastano a completare una galleria di “mostri”, imponendo ad ogni biografia quel tono un po’ folle e sopra le righe, perché “sai, sono artisti…” Trama Completa