Vacanze di Natale a Cortina

A Cortina dove la neve fiocca e i vip sfilano, l’avvocato Covelli ha deciso di appendere l’infedeltà al chiodo e di tornare ad essere il consorte leale di Elena, moglie tradita che risolve di tradirlo, ricambiando la sua decennale ‘cortesia’. In una villa non troppo lontana dai Covelli intanto il brusco ingegner Brigatti prova a chiudere un contratto con un importante fornitore di gas russo, Fiodor Isakovic, marito geloso e diffidente di Galina, una giovane donna intensa e slanciata col vizio del pop italiano e della pasta con le sarde. Appassionata della cultura italiana popolare cede al fascino tutto siciliano di Lando, factotum del Brigatti e portatore sano della virilità italiana. Nell’albergo più esclusivo di Cortina soggiornano invece gli outsider della provincia, che accedono all’establishment con una vincita al gioco o un’offerta speciale. Sorelle e cognati approdati sulla terra delle very important person si affronteranno in una guerra all’ultimo vip, compiacendosi e ‘rosicando’ a turno. Tra corna, promesse infrante e tradimenti sistematici passerà il Natale e un altro anno.
Quando arriva in sala la vacanza di Parenti-De Laurentiis allora è davvero Natale e quest’anno il panettone nel cinepanettone c’è davvero. Complice l’intervento di Carlo ed Enrico Vanzina, Vacanze di Natale a Cortina fa qualcosa di più che consumare un’attesa, ripescando nella memoria del primo affresco natalizio vanziniano e provando a partecipare se non alle cose del mondo, almeno a quelle del Bel Paese. Garantiti evidentemente le poche eroiche imprese di un gruppo scelto di italiani, la vacanza invernale, la bonomia, il sentimentalismo, la grevità, la colonna indefessa del genere (De Sica), la romanità cialtrona, il tifo giallorosso, gli stereotipi datati, l’amante (tatuato) nell’armadio, una bella donna che fa sempre rima con corna, Vacanze di Natale a Cortina è un film eccezionalmente ‘interessante’.
Perché è una pochade di fine ‘impero’, un impero avviato nel 1983, l’anno della ripresa economica e dell’Italia socialista, dell’ottimismo e della spensieratezza, e terminato o almeno dimesso nel 2011, l’anno della tensione sullo spread e dell’Italia post-berlusconiana, della sfiducia e della morigeratezza. Nel Paese di Craxi muoveva allora i primi passi il Roberto Covelli di De Sica che, vinta l’omosessualità della prima vacanza a Cortina, nei sequel ha collezionato donne e gaffe come (e meno) l’ex-premier di Arcore, al punto da rendere impercettibili i confini che separano il cinema dalla cronaca. È il cinema a copiare la cronaca o è quest’ultima a confezionare a bella posta materia per il cinepanettone? Riappropriatosi dello stesso nome e dello stesso cognome, il Roberto di Christian De Sica rinnega il suo passato fedifrago e riscopre il piacere di stare in famiglia, almeno fino all’epilogo e a quella battuta (“morto un papi se ne fa sempre un altro”) che sospende il film e l’attore romano che come il suo personaggio reclama il ‘congedo’. Perché per (s)brigare certe pratiche, l’avvocato Covelli non ha più l’età.
E poi il suo Paese, quello che ha guardato con condiscendenza, senza mai scandalizzarsi, senza mai prenderne parte, se non nella pochezza morale, è a una svolta e deve risolversi. In quale senso è prematuro immaginarlo. Ci si domanda dunque quale ‘cinepanettone’ vedremo, se vedremo, il prossimo Natale perché Vacanze di Natale a Cortina ha il sapore di un’accomodatura, di una ripulitura nel linguaggio verbale (ed estetico) dei termini ‘escrementizi’. Il film è indeciso, oscillante tra quello che è sempre stato e quello che vorrebbe diventare, intuirne la direzione è difficile quanto immaginare il futuro della nazione. Morto Re Sica se ne farà davvero un altro? La moglie (ri)entrerà dalla porta e l’amante (ri)uscirà sempre dalla finestra? Gli italiani finiranno daccapo per assolversi ridendoci su? La borghesia arricchita persevererà nel suo classismo e il proletariato premiato dal pacco milionario aspirerà sempre e soltanto alla Nuova Panda e a una cena con Simona Ventura, le sintetiche De Blanck e il principe di molto, molto lontano? Il cinema smetterà i panni della televisione? La costruzione comica dei personaggi supererà la fase fallica?
Il film a immaginario zero che fa divertire tutti e non piace a nessuno, che fa il pieno di incassi e porta al cinema quelli che ci vanno solo a Natale, che non conosce il consumo in dvd e dura il tempo necessario ad andare in scena, con quali intenzioni e quali ambizioni affronterà il domani? A trecentosessantacinque giorni dalla replica assegniamo due stelle. Una per la costanza e una per Ivano Marescotti. Il cui temperamento segna la temperatura di un (cine)panettone meno indigesto. Fonte Trama